martedì, 20 febbraio 2007

Ho creduto di morire.
Non sono un tipo ipocondriaco o facilmente impressionabile ma ieri ho creduto davvero di dover chiudere baracca e burattini.
Mi ero alzato presto alle 6. Niente colazione e via in viaggio verso casa. Verso le 7 mi trovo in piedi in questo simil-treno superaffollato, temperatura alta ma non eccessiva. Comincio a sentirmi strano.
Il mio sistema di auto-controllo mi dice: "Massimo, tranquillo, tra una ventina di minuti scendi e tutto andra' a posto".
Nel giro di due minuti la situazione ha un crescendo vertiginoso. La mia testa vede il mio corpo come una cosa a se stante, intuisco che probabilmente non riusciro' neanche ad uscire dalla cabina.
Guardo fuori dal finestrino e non riesco a distinguere nulla. Tutto e' perso nella nebbia piu' densa.
Panico.
Sto morendo. Ho un ictus cerebrale.
Con l'ultima stilla di coscienza che mi rimane mi dico: "Vabbe' se proprio devo morire, almeno non da coglione cadendo in terra come un sacco di patate".
Vedo seduta sulla mia sinistra una ragazzina di sì e no 15 anni. Le chiedo negli ultimi venti secondi che mi rimangono se mi lascia sedere che mi sento poco bene.
Lei si alza, mi siedo e ...

... ed e' stato come una persona che sta annegando che di colpo tira fuori la testa dall'acqua. Ho iniziato a sudare in una maniera pazzesca, sudori freddi. La vista ha iniziato subito a snebbiarsi.
Ero un lago di sudore ma, Dio, che bella sensazione.
Ero ancora vivo.


p.s.
Adesso non iniziate subito a rompermi le palle con: "Tutto sto casino per un semplice calo di pressione".
note
Postato da randlemcmurphy alle ore 19:59         Link ¦ commenti (10)
si è parlato di vita vissuta, storie ordinarie