sabato, 29 dicembre 2007

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domenica, 11 marzo 2007

Le Regine sfortunate.
Oggi riflettevo sulle artiste che prediligo e mi sono accorto di un’analogia che le accomuna. Tutte hanno avuto una vita molto tormentata con una conclusione tragica ancora giovani. Hanno tutte avuto il cosiddetto “mal di vivere”; sicuramente avrebbero ceduto tutta la loro popolarità per un po’ più di felicità e serenità.
Sono sempre stato dalla parte delle interpreti più che delle cantanti. Avere una bella voce è solo una condizione necessaria ma non sufficiente per creare un link emozionale tra chi canta e chi ascolta. Molte volte un’incrinatura della voce durante un passaggio toccante mette in risonanza alcune nostre corde interne che senza alcun motivo apparente ci aprono i condotti lacrimali che il migliore acuto impersonale e asettico non riuscirà mai a fare.
Quindi bando alle ciance e partiamo con le mie quattro Regine sfortunate.
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Postato da randlemcmurphy alle ore 13:56         Link ¦ commenti
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domenica, 17 dicembre 2006

Spesso in una mania di esterofilia diffusa ci si dimentica degli artisti italiani. Uno dei piu’ sottovalutati e’ sicuramente Eugenio Finardi. Ad una cultura raffinata associa una vocalità non indifferente che gli consente di spaziare dal rock, al jazz, al blues senza alcun sforzo apparente.
Nel 1993 per i vent’anni di carriera e per i suoi quarant’anni appena compiuti, decide di regalare/si una reincisione in versione acustica (con due virtuosi come Saverio Porciello alla chitarra e Vittorio Cosma al piano) di alcune sue canzoni e di alcune cover amate. Nasce così “Acustica”.
Come dice lui stesso nelle note di copertina vuole riproporre “l’essenzialità delle canzoni così come sono, i segreti della loro composizione, l’amore per l’ispirazione originaria” e ancora “tornare ad essere anche un interprete, di confrontarmi e di sentirmi libero di esprimere a pieno la mia vocalità nelle canzoni che amo”. L’album e’ un perfetto mix tra il piano, la chitarra acustica e la voce.
L'essenzialita' dell'arrangiamento rende le canzoni dei piccoli gioielli.

"Le donne di Atene", traduzione raffinata di una canzone di Chico Buarque di Alberto Camerini (eh sì proprio lui, quello di Tanz Bambolina) che vuole essere una condanna del "machismo" e un omaggio alle donne che lo sopportano con forza e pazienza da sempre. Un brano come "Voglio" manifesto delle irrealizzabili fantasie della gioventu', "La canzone dell'acqua" dove la strofa

Dovrei esser come l’acqua che si lascia andare
Che scivola su tutto che si fa assorbire
Che supera ogni ostacolo finchè non raggiunge il mare
E lì si ferma a meditare
Per scegliere se essere ghiaccio o vapore
Se fermarsi o se ricominciare

mette i brividi dalla bellezza.
“Mio cucciolo d’uomo” la canzone che un giorno mi piacerebbe cantare a mio figlio, se un giorno ne avessi mai uno o "Come in uno specchio" che ascoltandola difficilmente non ci si sente coinvolti emotivamente perche' tutti primi o poi ne hanno condiviso le parole.
Proprio di “Come in uno specchio” ho trovato una registrazione video su Youtube.

 
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Postato da randlemcmurphy alle ore 17:44         Link ¦ commenti (13)
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