domenica, 11 marzo 2007

BILLIE HOLIDAY (1915-1959)

Nasce come Eleonora Fagan nel 1915 da una famiglia disastrata di Baltimora. Un padre che l’abbandona subito dopo la nascita; una madre troppo povera per occuparsi di lei. Una giovinezza passata sulla strada dove la prostituzione può essere considerato il male minore per uscire da una situazione indigente e per poter coronare il suo grande sogno: diventare una cantante professionista di jazz.
Dopo verranno New York e i grandi successi nell’America degli anni Quaranta e Cinquanta ancora pervasi fino all’osso dal razzismo. Incide “Strange Fruit”, un coraggioso inno contro la discriminazione dove gli strani frutti del titolo non sono altro che i cadaveri dei neri impiccati nel Sud del paese, guadagnandosi l'ostracismo degli Stati conservatori. Un tale clima la fa cadere vittima dell’eroina (come tanti di quell’epoca) e di uomini di poco conto che ne sfruttano la debolezza interiore. Muore a New York nel 1959 a soli 44 anni, sola e disperata.
La sua voce non può contare su altissime note, non ha un range dinamico esteso eppure quando ascoltate un pezzo di Billie toccate con mano cosa vuol dire tristezza, felicità, disperazione, solitudine.

“If you expect nothing but trouble, maybe a few happy days will turn up. If you expect happy days, look out” - Billie Holiday

note
Postato da randlemcmurphy alle ore 14:20         Link ¦ commenti (6)
si è parlato di musica, billie holiday, regine sfortunate